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Premio Letterario Dedalus
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Comunicazione

 

Gli organizzatori del premio “Stephen Dedalus” rendono noto che la prossima edizione si terrà nel 2011. Il premio continua a sostenere l’iniziativa delle “Classifiche di qualità”, promossa da pordenonelegge, di cui verranno sempre segnalati gli esiti.

In particolare, verranno proposte interviste o articoli relativi alle Classifiche, che escono il terzo mercoledì dei mesi pari (febbraio, aprile ecc.).

 
Intervista a Belpoliti PDF Stampa E-mail


L’occhio prima di tutto. Intervista a Marco Belpoliti

 

 

Attraverso la dedica (“Alle mie figlie, affinché, quando tutto questo sarà finito, ne resti memoria”), un libro apparentemente politico come Il corpo del capo rivela una insopprimibile esigenza privata: come dire che il berlusconismo si è insinuato nei luoghi più riposti, e ha costretto tutti a sovrapporre pubblico e privato. Come a dire, anche, che nei confronti di Berlusconi al rifiuto formulato dall'intelligenza e dalle ragioni della politica si mischia un rifiuto viscerale: qualcosa che somiglia alla preoccupazione per il futuro delle proprie figlie, perfino all'angoscia per il destino dei loro corpi?

 

 

Non credo che Il corpo del capo sia un libro politico; la sua intenzione è antropologica, sociologica, e probabilmente etologica. Non è un libro contro Berlusconi, ma su Berlusconi. Ce n’erano già tanti di libri su di lui: sul politico, sull’imprenditore, sui segreti, sulla televisione, su SB e la mafia, su SB e i socialisti, ecc. Volevo trovare una spiegazione ad alcune questioni che non trovavo nei libri, pur interessanti e ben fatti, che avevo letto. Un libro per capire, prima di tutto, perché questo è il compito di chi fa il mio mestiere. Privato lo è come ogni libro che si scrive: nasce dal bisogno di spiegarmi la sconfitta elettorale della sinistra di due anni fa, dal bisogno di capire, di giudicare. La dedica alle mie figlie – l’unico aspetto del libro che i recensori dei giornali di destra mi hanno apertamente criticato – è per una speranza, ma anche per una certezza: tutto questo finirà. E volevo che loro, che sono giovani, molto giovani, in futuro ricordassero attraverso il mio sguardo, attraverso la memoria del presente, quello che è stato. Proprio questo è intollerabile per i recensori di destra: che finisca.

 

 

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Vincitori dedalus 09 PDF Stampa E-mail


PREMIO STEPHEN DEDALUS 2009 - VINCITORI

 

 

Il Premio letterario “Stephen Dedalus”, promosso da pordenonelegge, ha scelto i vincitori per la sua quarta edizione. La giuria, composta da Antonella Anedda, Alberto Casadei (segretario), Grazia Casagrande, Andrea Cortellessa, Lidia De Federicis, Guido Mazzoni, Massimo Raffaeli, Walter Siti, nella riunione finale del 18 settembre 2009, ha assegnato il premio

 

per la narrativa a: Laura Pugno per Sirene (Einaudi)

 

per la poesia a: Mario Benedetti per Pitture nere su carta (Mondadori)

 

per la saggistica e le altre scritture a: Marco Belpoliti per Il corpo del capo (Guanda)

 

 
I finalisti delle tre sezioni erano: 

Per la narrativa:

Antonio Moresco, Canti del caos, Mondadori 2009

Francesco Permunian, Dalla stiva di una nave blasfema, Diabasis 2009

Francesco Piccolo, La separazione del maschio, Einaudi 2008

Laura Pugno, Sirene, Einaudi 2007

Giorgio Vasta, Il tempo materiale, Minimum Fax 2008
 

Per la poesia:

Mario Benedetti, Pitture nere su carta, Mondadori 2008

Umberto Fiori, Voi, Mondadori 2009

Franca Grisoni, Poesie, Morcelliana 2008

Jolanda Insana, Frammenti di un oratorio, Viennepierre 2009

Fabio Pusterla, Terre emerse, Einaudi 2009 
 
Per le altre scritture:

Francesco Arminio, Vento forte tra Lacedonia e Candela. Esercizi di paesologia, Laterza 2008

Marco Belpoliti, Il corpo del capo, Guanda 2009

Gherardo Bortolotti, Tecniche di basso livello, Lavieri 2009

Arturo Buongiovanni, Intendo rispondere, Donzelli 2008

Valerio Magrelli, La vicevita, Laterza 2009
 

 

 

MOTIVAZIONI DELLA GIURIA – PREMIO DEDALUS 2009

 

Motivazione per il premio a Laura Pugno

Sirene racconta un mondo futuro segnato da una catastrofe naturale e sociale. Una mutazione ha reso il sole letale per gli uomini: molti sono morti di cancro o sono destinati a una morte prossima; altri si sono rifugiati in città sottomarine dominate da un’organizzazione mafiosa gerarchica e spietata. Sotto il mare i superstiti hanno trovato una specie nuova, le sirene, “bestie da latte e da carne e, insieme, donne prive di parola”, usate come cibo di lusso e come strumento sessuale. Ma le sirene hanno l’istinto di uccidere il maschio subito dopo il coito e la loro coda può spezzare la schiena di un uomo con un colpo solo: accoppiarsi con loro può significare la morte. In questo universo violento e terminale, Laura Pugno ambienta una storia d’amore nuova e sorprendente. Influenzata dai manga giapponesi, dalla fantascienza catastrofista, dalla cultura post-human, Pugno racconta una realtà parallela, vivida e dettagliata come la realtà ordinaria, costruendo un mondo onirico animato da leggi ferree e da straordinaria necessità interna: un mondo che non risulta mai gratuito perché in realtà parla di noi. Con la sua logica di incubo, Sirene dà forma alle angosce del presente e ad alcuni archetipi della condizione umana: il timore di un disastro ecologico, la riduzione dei rapporti umani a brutali rapporti di forza, la dialettica fra morte e sesso.

 

Motivazione della giuria per il premio a Mario Benedetti

Pitture nere su carta è un libro di resti, di macerie, di luce intermittente e brandelli di corpi. La memoria delle pitture nere di Goya diventa in questi testi meditazione sulla sordità del mondo, attraversamento dell'opacità di tutte le creature. Benedetti sperimenta una poesia che non si cura più di fare “poesia” , ma cerca un ritmo diverso, prossimo all'ammutolire, con una radicalità che rimanda all'ultimo Celan e al Beckett di Malone muore. La bellezza di questo libro è indistinguibile dal suo coraggio e dal suo rigore. Benedetti ci parla per scatti di cose, per colori lividi, per grumi di frasi che improvvisamente si sciolgono per poi, di nuovo a sorpresa, infiammarsi. Così la perfetta geometria, l'ordine della composizione delle sequenze i nomi-teche delle sezioni come la bellissima “Reliquiari” sono l'architettura necessaria a immagini-parole che scardinano continuamente il proprio senso e azzerano di colpo le abitudini di noi lettori. Pitture nere su carta è anche un testo sulla perdita: del proprio io e della corona di affetti che cerchia ognuno di noi, dentro un mondo che deflagra a ogni pagina. Pitture nere su carta è un libro straniero per essenzialità e assenza di retorica, tanto poco letterario da non temere di confondere la lingua e di gettarla in avanti verso suoni non usuali, ma prossimi come le folate di versi in francese e spagnolo. Premiando Mario Benedetti la giuria del Dedalus ha voluto sottolineare  in sintonia con lo stesso nome del premio, l'idea di una poesia originale, quietamente, silenziosamente eversiva.

 

 

Motivazione per il premio a Marco Belpoliti

Diceva un maestro oggi fuori moda che i filosofi avevano spiegato a sufficienza il mondo, e che a quel punto – semmai – si trattava di cambiarlo. Il guaio è che questa cosa, Marx, la diceva molto tempo fa; e che da allora il mondo, se mai è davvero cambiato, non l’ha fatto precisamente nella direzione auspicata. Un’alternativa del genere si presenta anche di fronte a un saggio come quello di Marco Belpoliti, Il corpo del capo. Cioè l’analisi più penetrante che sia stata finora dedicata a un personaggio storico nel pieno della sua attività come il nostro Presidente del Consiglio. L’unico uomo, cioè, che abbia imposto il suo corpo, appunto, come prima questione sull’agenda politica contemporanea. La chiave di lettura di Belpoliti non si può dire filosofica, ma non manca di far ricorso alle migliori tradizioni del pensiero critico di oggi, specie quelle che hanno posto al fuoco della propria attenzione il rapporto fra immagine e società. Le fotografie che ritraggono il Capo sono infatti analizzate da Belpoliti facendo ricorso a un po’ tutto l’armamentario di saperi con i quali, da anni, ci ha abituato a decodificare il mondo contemporaneo. S’è detto decodifica, ma parlando di Berlusconi e della sua politica dell’immagine si deve dire piuttosto demistificazione. Era questo del resto il compito degli intellettuali (quando c’erano): insegnarci a sospettare delle apparenze, sino a rivelare gli Arcani del Potere da quelle apparenze mistificati. Ed è per questo che l’alternativa tra comprendere e agire, in un caso come il presente, per una volta è mal posta. Il potere di Berlusconi si fonda infatti, com’è a tutti noto, sulla produzione e sulla manipolazione delle immagini. Quella di Belpoliti è insomma una semiotica civile: e il suo lavoro dovrebbe servire da modello per tutti quegli specialisti che, in questi anni, non hanno trovato di meglio che rinchiudersi nelle ineffettuali certezze delle proprie specifiche competenze. La cosa che più colpisce, però, è che questo iper-ramificato impero dell’immateriale si fonda su una base squisitamente, scandalosamente fisica: il corpo di chi quelle immagini produce e diffonde. Il corpo del capo, appunto. E’ da questo minuscolo fondamento, da questa libbra di carne – per dirla con lo Shyklock shakespeariano – che tutto il resto dipende. Così che l’ultima pagina di questo libro riconduce lui, il Capo, così come noi suoi sudditi, al confronto ineluttabile col tempo della verità, cioè col destino a noi tutti comune: “La politica dell’immagine di Silvio Berlusconi finisce per rivelare qualcosa di intimo: l’insondabile intimità con la morte. Prima o poi, il tempo della verità di sé arriva per tutti.. Governati e governanti, umili e potenti, gregari e capi”. 

 

 Immagini della premiazione 2009 - Pordenone, 20 settembre

 

 
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