Premio Letterario Dedalus sito ufficiale, visita anche il forum

 

Menu
  home forum news  

Istituto Tecnico Aeronautico "Baracca"

Professoressa Stefania Zaccheroni (II A)

ALDO NOVE

“Mi chiamo Roberta, ho 40 anni, guadagno 250 euro al mese…”


Anno scolastico 2006/2007

 

PREMIO LETTERARIO “STEPHEN DEDALUS”

La classe seconda A dell’Istituto Tecnico Aeronautico “Francesco Baracca” di Forlì, seguita dalla docente Stefania Zaccheroni, ha aderito con entusiasmo al premio letterario “Stephen Dedalus” e al percorso proposto per le scuole.
Gli elaborati seguenti sono il frutto di un’attenta lettura ed analisi dell’opera “Mi chiamo Roberta, ho 40 anni, guadagno 250 euro al mese…” di Aldo Nove, che ha permesso un’approfondita riflessione sul mondo del lavoro e sulla precarietà giovanile.

NOTIZIE SUL PREMIO LETTERARIO
“STHEPHEN DEDALUS”

I vincitori del premio sono: Aldo Nove e Franco Buffoni. La giuria ha deciso di assegnare un premio speciale a Roberto Saviano per la sua opera “Gomorra”, nella quale ha affrontato il difficile tema dell’attività camorrista a Napoli. Un altro premio speciale va a Monica Petracci, che ha spesso realizzato video ispirati a opere letterarie.
Il premio “Stephen Dedalus” è nato con l’obiettivo di segnalare opere che si distinguono per la loro qualità di scrittura e per l’attenzione ai temi contemporanei più scottanti. Per questo premio è fondamentale l’apporto degli studenti che sono invitati ad esprimere i loro giudizi sulle opere finaliste.

Noi studenti della classe II A ci siamo documentati sull’origine del nome “Stephen Dedalus”, abbiamo appreso che è il protagonista di un’ opera di Joyce e abbiamo raccolto notizie biografiche su questo grande scrittore del ‘900.

Joyce è uno dei più grandi autori di narrativa e nasce il 2 Febbraio 1882 in una frazione di Dublino. Appartiene ad una famiglia della buona società, le cui condizioni finanziarie vanno però peggiorando finché la povertà colpisce i Joyce in modo preoccupante. I suoi genitori lo iscrivono ad una scuola cattolica, precisamente un istituto di gesuiti. Successivamente si laurea in lingue moderne, presso l’università di Dublino. In questi anni incomincia a manifestare un carattere fortemente ribelle e anticonformista e si scaglia contro il provincialismo della cultura irlandese. Nel 1904 scrive il saggio autobiografico dal quale nascerà il romanzo “Ritratto dell’artista da giovane”, il cui protagonista è Stephen Dedalus. Stephen Dedalus non è un semplice personaggio, ma è il simbolo dell’artista moderno, anticonformista e ribelle, ed è analizzato in tutti i suoi complessi stati d’animo.
Joyce compone anche molte poesie e romanzi innovativi per la letteratura del ‘900. Fondamentali le opere: “Gente di Dublino” e “Ulisse”.
La sua tecnica è innovativa al massimo: uso di similitudini, metafore, punteggiatura e il famoso flusso di coscienza.
Dopo l’inizio della guerra si trasferisce a Zurigo dove morirà a seguito di un operazione chirurgica nel 1941.

STORIA DI RICCARDO

Riccardo lavorava da quasi due anni in una società di produzioni televisive, la trasmissione per la quale lavorava andava in onda sulla Rai. All’ università studiava giurisprudenza, perché da grande voleva fare l’ avvocato, un giorno la madre gli fece un discorso, nel quale gli spiegava che doveva impegnarsi per trovare un lavoro e cominciare a prendere i primi soldi. A questo discorso seguì l’ immediata rinuncia agli studi e l’ impegno per trovare un lavoro. Un suo amico gli propose di cominciare ad affiancarlo in un ufficio di stampa nel mondo discografico, così accettò. In seguito conobbe un altro ragazzo che lavorava per la televisione che gli propose di lavorare per  una piccola emittente regionale. Così cominciò la sua carriera nel mondo della televisione, diventato sempre più bravo e preparato, salì di livello e arrivò a lavorare appunto, per una trasmissione, in onda sulla Rai. Tuttavia si rese conto che questo lavoro era ingannevole perché vissuto inconsciamente sul falso senso di gratitudine. Il suo capo non gli pagava né gli straordinari né i giorni festivi, così Riccardo veniva sfruttato come un computer e a differenza di quest’ ultimo andava solo in ferie qualche volta. A capo di questa trasmissione c’ era un uomo, grande manipolatore. Un giorno gli spiegò in poche parole quale fosse la sua filosofia aziendale. Il capo spiegò a Riccardo che le persone molto preparate in quell’ azienda non servivano a nulla, in quanto chi era troppo bravo voleva troppo, invece veniva chiesto loro di fare solo l’ indispensabile. Nonostante tutte queste difficoltà e problemi, Riccardo non voleva lasciare il mondo della televisione, ma pensava di andare in India dove aveva delle buone conoscenze. I componenti della sua famiglia avevano ideologie politiche diverse, ma lui aveva votato sempre per la sinistra.

                                                                                     Nicolò Trimoldi 2^ A

STORIA DI CILIA

La storia di  Cilia è la vicenda di una donna che per cercare lavoro  entra per la prima volta in un’agenzia interinale, ma senza successo, perché il lavoro lo trova poi tramite un’ inserzione sul Corriere della Sera.
Sul posto di lavoro si trova davanti ad una schiera di ragazzini neolaureati sui venticinque anni che comandano a bacchetta un drappello di donne in cerca di un lavoro. Nel suo caso si tratta di mettere in contatto alcune aziende e di proporre un incontro con i propri agenti, i quali avrebbero presentato una serie di articoli sulla telefonia. Fatto il colloquio viene assunta con un contratto di due mesi, con promesse di carriera molto rapida e stipendi sempre maggiori. L’ ambiente di lavoro era costituito da una ventina di postazioni telefoniche in cui le impiegate chiamavano le varie aziende. In quel call center lavoravano solo donne e per questo il rapporto tra loro era pessimo, anche perché alla fine erano tutte nemiche. Ben presto il lavoro è andato sempre peggio; le promesse fatte al momento dell’ assunzione si sono rivelate false e quando le cose sono peggiorate invece di offrire un contratto a tempo indeterminato le avevano offerto di essere assunta tramite agenzia interinarle. Qui entra in gioco l’ agenzia interinale: lei sarebbe rimasta al suo posto, ma un agenzia esterna si sarebbe occupata del suo trattamento lavorativo. Così si è licenziata, ed è stata costretta a ricominciare tutto da capo, di nuovo all’ agenzia interinale. La seconda esperienza è stata anche forse peggiore della prima. Doveva amministrare un’ agenzia adibita all’ amministrazione di volantini,
 di cui si occupava un gruppo di extracomunitari,che a loro volta avevano altri immigrati clandestini al loro  comando. Questa esperienza è durata ben poco, il tempo di capire come funzionava la questione. Si è licenziata di nuovo. Ha trovato lavoro come speaker ad una radio e contemporaneamente svolgeva un altro lavoro per le pagine gialle sempre tramite agenzia interinale. La fortuna arrivò quando decise di seguire il fidanzato in Inghilterra, dove scoprì che le agenzie interinali funzionavano meglio che in Italia, con la possibilità di scegliere il lavoro che più piaceva (non male per un italiano che magari non conosce molto bene la lingua inglese!). La storia di Cilia mi ha colpito molto perché penso che rappresenti in pieno la difficoltà delle persone che magari per un motivo o per un altro non sono riuscite a diplomarsi e magari sono costrette a fare i lavori più insignificanti ( non che per i neolaureati vada meglio!). La storia mette in risalto soprattutto  l’ inefficienza del sistema lavorativo italiano.
                                                                          Nicolò Grosseto 2^A

STORIA DI ROBERTA

Roberta vive a Roma e guadagna duecentocinquanta euro al mese.Lavora in una scuola per studenti lavoratori . Ha un contratto a ore, che andrebbe cambiato, ma come la metà dei docenti, che lavora in quella scuola, Roberta deve accettarlo. Insieme ad una amica ha aperto un’agenzia di stampa di donne, hanno anche una pagina web che aggiornano ogni notte. Lavora anche per dei corsi di giornalismo per giovani. Conduce la sua esistenza con l’ansia della sopravivenza, che la frena e preoccupa molto. Con il terrore di non riuscire ad arrivare a fine mese, non ha il tempo di riflettere su alcune domande fondamentali, come “Che senso ha tutto questo?”. La storia di Roberta è questa. Nativa di Cosenza, si era trasferita a Roma per seguire l’università, univa lo studio al lavoro, il suo sogno era quello di fuggire   dalla provincia e diventare scrittrice. Era interessata molto alla politica, ma essa le dava solo complicazioni nella vita privata. Vorrebbe avere un figlio ma non può, perchè non riuscirebbe a mantenerlo.  Vede la sua generazione come smarrita, la realtà sembra facile ma non lo è. Ho scelto questa storia perchè penso che Roberta non sia l’unica in Italia a vivere in una situazione di estrema precarietà

Luigi Sileno 2^A
       
STORIA DI FABIO

Questa breve ma incisiva storia, narrata da Fabio, tratta le problematiche presenti nel mondo del lavoro. Si parla di come trovare un’attività  abbastanza redditizia da riuscire portare a casa almeno il pane quotidiano anche con il possesso di una laurea. Questo ragazzo è molto particolare secondo il mio punto di vista, perché  per quanto il mondo stia cambiando, lui si ribella e si accontenta della semplicità primordiale. Fabio inizia la sua storia raccontando di come suo padre, un  calabrese, si sia trasferito a Milano, di come abbia conosciuto sua madre all’università, e di come vivevano da poveri ma comunque felici e orgogliosi. Poi racconta la  sua nascita, di come suo padre sia dovuto andare a lavorare in fabbrica per vivere, di come sia stato cresciuto e degli ideali politici insegnati e, secondo me imposti,fin da piccolo. In seguito parla della sua adolescenza e delle sue avventure al liceo, gli amori, i lavori praticati per guadagnare qualche soldo,del mutuo fatto per comprare un casa ed infine degli obbiettivi che si pone da adulto. Il romanzo di Nove è particolarmente interessante, perché, in fondo, tratta di situazioni che ci capiteranno almeno una volta nella vita, ma soprattutto parla del dopo laurea e della difficoltà a trovare lavoro che, anche se tra me e la laurea ci sta il mare, faccio già  anch’ io le mie considerazioni. L’unica cosa, che non mi è piaciuta, riguarda le questioni politiche: non sono d’accordo con le idee dei protagonisti, anche se le rispetto, non mi sembra giusto introdurre ideali politici in un libro letto anche dai ragazzi, che , per la loro giovane età, possono essere facilmente condizionati.

Cesare Vaccari 2^A

LEGGERE È CONOSCERE LA VITA

Recentemente ho guardato un film degli anni ’60 tratto da un libro che ho letto all’età di dodici anni e che ho poi riletto più volte negli anni a venire per fare più attenzione ai particolari e perché ogni volta mi dà le stesse emozioni della prima lettura. Il film ha lo stesso titolo del libro: “Fahrenheit 451”, è la storia ambientata nel futuro di un vigile del fuoco di nome Guy Montag. Nella storia narrata, un vigile del fuoco del futuro non ha gli stessi doveri di uno dei nostri tempi, nel futuro i vigili del fuoco hanno il compito di bruciare tutti i libri, che vengono considerati dal governo “cose che, oltre a non essere utili, hanno come unico obiettivo di far impazzire la gente”. Così, per proteggere la popolazione, esistono i vigili del fuoco che, ricevuta una denuncia su persone sospettate di possedere libri, si recano nella casa denunciata, arrestano il “fuorilegge” e danno fuoco ai libri, spesso incendiando la casa stessa. Guy Montag è uno di questi “incendiari”, che ha una moglie poco presente, che soffre di insonnia e con cui sta solamente la notte o davanti alle tre nuove “pareti-schermo” del salotto, è una donna molto superficiale e di scarsa cultura. Un giorno Montag e i suoi colleghi ricevono una chiamata, arrivati alla casa denunciata entrano e lo spettacolo che gli si presentò davanti li lasciò sconvolti, in mezzo al salone, subito davanti alla porta ora distrutta c’era una montagna di libri, più di quanti ne avessero mai visti nella loro carriera e in cima una signora sulla settantina con in una mano un’ enciclopedia e nell’altra un fiammifero, che rideva continuando a ripetere che non glieli avrebbe lasciati. Fu a quel punto che Montag si rese conto del fortissimo odore che si sentiva, quell’odore lo conosceva bene, erano anni che lo sentiva mentre con la manichetta in mano impregnava i libri per poi dar loro fuoco. Le autocisterne ne erano sempre piene. La donna accese il fiammifero e mentre Montag e gli altri uscivano, correndo, dalla casa, il fiammifero cadde sui libri impregnati di cherosene e la casa cominciò a bruciare. Questo fatto rimase impresso nella mente di Montag per molte settimane e gli capitò anche di sognarlo. Poi un giorno mentre camminava per un parco pubblico vide un uomo su una panchina che leggeva un libro, si avvicinò e gli fece capire che era un pompiere. Così iniziò una grande amicizia tra i due che portò Montag a conoscere una ragazza, grande lettrice di libri, di cui si innamorò. Montag era molto incuriosito da cosa potessero contenere di così illegale i libri e cominciò a leggerne. I libri aprivano la mente delle persone ed erano pericolosi per il governo che voleva manipolare la popolazione a suo piacimento. Così Montag capì l’importanza dei libri, al contrario di sua moglie che sapeva che suo marito teneva illegalmente dei libri nascosti in casa, e un giorno lo denunciò. A quel punto Montag era ricercato, con sua moglie a casa della madre e aveva appena appreso da una telefonata che la “ragazza-lettrice” era stata uccisa perché trovata in possesso di una Bibbia. Montag si recò dal suo anziano amico del parco che gli parlò di una comunità di “fuorilegge” come lui lungo la ferrovia. Montag percorse la ferrovia e si unì a questa comunità dove apprese che la televisione aveva annunciato la sua morte. Ogni persona della comunità era “morta” come lui, e per non perdere del tutto le storie narrate dai libri, ognuno doveva imparare a memoria un libro per poi bruciarne la copia e così fece Montag. Il Film finisce con una scena di guerra: il bombardamento sulla città. Questo film al contrario di molti film tratti dai libri, rispetta la trama, togliendo solo qualche parte superflua della vicenda.
La trama mi è piaciuta veramente tanto per i temi di cui tratta, soprattutto per i giudizi sulla superficialità della televisione e la possibilità di un mondo in cui il governo non cerchi di mettere al primo posto la cultura, che non voglia avere troppi problemi per le opinioni della gente, un mondo a cui, secondo me, ci stiamo lentamente avvicinando.

Mirco Pani 2^A

 

LE STORIE DI NOI STUDENTI
LAVORATORI “IN NERO”

In occasione del mio quindicesimo compleanno i miei genitori mi regalarono un motorino. Dato che era un periodo in cui ero libero da impegni scolastici, essi mi proposero di trovarmi un lavoro. Accettai l’idea con grande entusiasmo, pensai subito che avrei potuto mettere da parte abbastanza soldi che avrei utilizzato per comprare alcuni pezzi per il mio nuovo motorino. Andai ad offrire il mio lavoro alle pizzerie d’asporto. Nessuno aveva bisogno. Nel tornare a casa, un po’ abbattuto, mi fermai nell’ultima pizzeria. Mi assunsero subito perché il portapizze abituale era caduto in motorino. Iniziai la sera stessa. In fondo non era poi così male lavorare. Mi stavo divertendo e allo stesso tempo guadagnavo circa venticinque euro a sera. Ovviamente lavoravo in nero, questa cosa da un lato mi piaceva perché guadagnavo di più, dall’altra avevo un po’ paura perché non avevo nessun tipo di assicurazione. La seconda settimana l’idea che mi ero fatto su quel lavoro era totalmente cambiata. Salvatore, il mio capo che era anche il pizzaiolo, mi trattava veramente come un animale, forse perché ero il più giovane di tutti. A volte mi faceva fare il turno di chiusura, lavoravo una ora in più e nessuno poi mi pagava. Decisi di andarmene da quel posto orribile, soprattutto dopo che Salvatore, una sera, mi diede dei soldi in più perché mi ero tagliato con l’affettatrice. Mi sentivo un oggetto, pagato per il proprio silenzio. Si stava calpestando la mia dignità di uomo. Non accettai quei soldi e non mi presentai più a lavorare. Ne parlai con mia madre e lei mi spiegò che nel mondo del lavoro queste cose accadono abitualmente, c’è una gerarchia e il più forte impone il proprio potere sul più debole. Una cosa che mi è rimasta molto impressa è stato quel gesto: comprare il silenzio di un uomo. Come nella pubblicità della Mastercard: “Ci sono cose che non si possono comprare” e credo proprio che i comportamenti, i pensieri, le parole e i sentimenti di un essere umano non abbiano prezzo!

                                                                      Daniele Cancellieri  2^A

L’ambiente del lavoro, per noi studenti tanto amato e venerato, nasconde in realtà insidie ed inganni che non mi sarei mai aspettato. Iniziai la mia avventura nel lavoro all’inizio di una estate che si preannunciava divertente e rilassante. Chiesi al padrone di un bar del mio paese se poteva farmi lavorare, e accettò. Non vedevo l’ora di iniziare e quando giunse la data prestabilita mi presentai con venti minuti di anticipo. Ovviamente dovetti aspettare ed in quei minuti continuavo a pensare ai possibili ostacoli che avrei trovato e a come affrontarli. Iniziai e vidi subito che, come me, altri tre ragazzi aspettavano l’ordinazione. Siccome era ancora presto i clienti scarseggiavano e feci conoscenza con gli altri compagni di avventura. Mi feci spiegare alcune cose, dato che per loro non era la prima volta. E così arrivò il primo ordine. Un signore con un cane mi fece un gesto e io andai verso di lui con un atteggiamento sicuro. Mi chiese una birra media e delle patatine. Cercando di essere il più cordiale possibile, mi allontanai e mi diressi verso il bancone. Continuai a ripetermi l’ordine con la paura di dimenticarlo. Ritornai dal cliente il più velocemente possibile. Mi pagò e mentre aspettavo la prossima ordinazione mi resi conto, che era molto più difficile di quello che pensavo. Verso le due di notte finii il mio turno di lavoro. Ero veramente sfinito. Sei ore in piedi senza mai sedermi. Presi il mio primo stipendio, ma non fui contento perché anche se lavoravo in nero pensavo fosse più alto. Ci pagavano veramente poco par la fatica che facevamo, ma non osavamo lamentarci. Lavorai per quattro giorni e il compenso diventava sempre più basso. Fui piuttosto deluso dallo svolgimento di questo lavoro. Successe addirittura un fatto fisicamente e umanamente molto grave. Un mio compagno nel raccogliere un bicchiere si tagliò all’altezza del pollice. Il padrone del bar, alla fine della serata, gli diede cinque euro in più perché non raccontasse a nessuno l’accaduto. I miei soldi al termine del mio primo lavoro erano abbastanza e finalmente potevo comprarmi qualsiasi cosa volessi senza chiedere aiuto ai miei. Verso la fine dell’estate, siccome avevo del tempo libero e non sapevo come impiegarlo, andai dal meccanico di mia madre e gli chiesi se potevo lavorare con lui. Mi disse che non poteva assumermi perché se mi fossi fatto male potevano succedere delle complicazioni. Dopo un po’ di insistenza accettò e fui molto felice. Adoravo vedere i motori dei motorini, delle macchine e delle moto. È stata sempre la mia passione e lavorare lì, sporcandosi di grasso e imparare ogni giorno cose nuove mi sembrava un sogno. Lavoravo poco durante il mio giorno però la somma percepita secondo il mio modesto e inesperto parere era buona. Durante la mia permanenza in officina il meccanico Gabriele mi raccontò molte avventure lavorative che mi scossero particolarmente. Noi studenti ci lamentiamo dello studio, dei compiti e non vediamo l’ora di lavorare. La scuola però non ti sfrutta ed è un ambiente onesto, senza inganni, al contrario del lavoro. Per ora continuo a studiare con la sicurezza di non venire ingannato !.
                                                        
                                                                        Gianluca Rossi  2^A

Mi sono avvicinato al mondo del lavoro quest’estate. Per la prima volta ho visto cosa mi attende dopo la scuola. Per quasi tutta l’estate mi sono alzato alle sei della mattina e tornavo a casa alle otto di sera, senza aver la forza di cenare solo per chiudere gli occhi. Ho svolto un’ attività che molti definiscono insulsa e insignificante, invece io la considero un lavoro che riempie di soddisfazioni e che è molto utile. Io ero un “operatore edile” meglio conosciuto come muratore. Lavoravo nell’impresa edile del compagno di mia madre, sempre se si può definire impresa visto che eravamo solo in tre. Le prime tre settimane sono state distruttive. Non avendo alcuna esperienza nel campo edile l’unica cosa che potevo fare era portare giù per tre piani di scale della macerie e portare su della calce (misto di ghiaia e   cemento). Poi credo di essere diventato simpatico a Robert (il ragazzo polacco) perché mi ha preso “sotto la sua ala protettiva”e nel giro di due settimane ho imparato a costruire i muri. E una soddisfazione grandissima vedere che il tuo sforzo è ripagato dalla vista di quel muro perfetto che si alza da terra. Dopo tutto, quello del muratore è un mestiere simpatico se lo sai prendere per il verso giusto perché si riesce a conversare, ma se arrivi al lavoro senza la voglia… la giornata non finisce più. Non ci occupavamo solo di costruire muri, una volta riparavamo un tetto ma sicuramente una attività che non scorderò facilmente è quando abbiamo dovuto installare un impianto di depurazione per l’acqua, a tre metri sotto terra. Fino a due metri abbiamo usato l’escavatore, ma poi il braccio non era più sufficiente e allora l’unica cosa da fare era mettersi l’anima in pace e usare la cara vecchia vanga. E stato stremante; scavare per così tanto tempo e con il caldo degno della miglior estate senza potersi prendere un attimo di tregua. Poi finalmente sono arrivate le ferie, se così le possiamo chiamare. Per ferragosto ho trascorso due settimane da mio padre in Friuli Venezia Giulia nella speranza di potermi riposare. Invece tutte le mattine andavo in ufficio con lui e gli davo una mano a mettere a posto “le scartoffie”. Alla fine però penso sia stata una delle migliori estati della mia vita, perché mi sono sentito utile e la mia giornata aveva uno scopo. Se potessi lo rifarei subito!
Grosseto Nicolo 2^A

Io ho cominciato a lavorare all’età di tredici anni per curiosità. Volevo vedere come  ci si guadagna da vivere, se è faticoso oppure le persone lo fanno tranquillamente perché può essere considerato anche un divertimento. Mi sono resa conto che per riuscire a prendere il tuo stipendio a fine mese devi imparare in fretta. Facevo la benzinaia, mi piaceva svolgere quel lavoro perché ero in compagnia delle persone giuste che all’inizio mi hanno aiutata molto e dopo io sono riuscita a ricompensarle. Ho fatto quel lavoro per sei mesi ma poi ho smesso perché era un pò difficile andare a scuola, studiare e fare i compiti  e lavorare.
Quest’estate invece ho svolto un’altra attività,un pò  faticosa ma bella. Ho lavorato in un bagno a Milano Marittima. Era un bar-ristorante e perciò facevo sia la barista,che la cameriera. Un bel lavoro che può sembrare facile per alcuni, ma per essere eseguito bene richiede una certa attenzione e velocità. Siccome io non avevo mai fatto quel tipo di lavoro i miei colleghi mi guardavano sempre perché avevano paura che sbagliassi. Le prime due settimane mi hanno fatto vedere le cose fondamentali e poco a poco ho imparato. A volte mi sembrava un pò noioso che le persone mi ripetessero sempre le stesse cose. A fare la barista (cameriera), da una parte mi sono trovata bene perché c’erano delle persone che mi stavano vicine e mi incoraggiavano, perciò avevo una certa confidenza con loro. D’altra parte a volte volevo smettere per colpa di altri dipendenti che sicuramente ce l’avevano con me.
Molte volte penso ai miei genitori. Mi chiedo se anche loro abbiano passato momenti in cui si sentivano ignorati da alcuni colleghi di lavoro oppure se abbiano mai litigato.
L’orario in cui dovevo andare a lavorare era dalle 11:00 alle 19:30. Può sembrare un pò esagerato per una ragazzina di quindici anni, ma per me andava bene così.Mi svegliavo non troppo presto alla mattina e anche se il pomeriggio non ero mai libera potevo ugualmente uscire la sera.Avevo un giorno libero a settimana in cui potevo andare in spiaggia oppure in giro con mia sorella. Mi è piaciuto moltissimo e fortunatamente, avendo fatto bene il mio lavoro, sono stata richiamata anche per il prossimo anno.
Secondo me il lavoro ti aiuta a crescere,ma non solo…in futuro sicuramente avrò più esperienza e sarà molto più facile trovare un lavoro che possa dare soddisfazioni !.
                                                                                                                                Madalina  Berila 2^A

Durante quest’anno ho affrontato la mia seconda esperienza lavorativa e diciamo che è stata la più istruttiva, perché ho imparato tante cose che mi potranno servire per il futuro. Ho lavorato tre mesi in un ristorante a S.Marino, ho iniziato l’undici giugno e ho finito il tre settembre. Ho vissuto questa esperienza molto bene perché lavoravo con ragazzi  ventenni, quindi mi trovavo bene, anche se sono stato sfruttato, perché iniziavo alle tre di pomeriggio e finivo a mezzanotte senza mai un giorno libero in tutta l’estate. La mia vita si svolgeva in questo modo:mi svegliavo a mezzogiorno, mi lavavo, mangiavo e andavo a lavorare, poi finito il servizio passavo a casa facevo una doccia, mi cambiavo e uscivo. Però come dicevo all’inizio anche se conducevo una vita “squallida”, mi è servita molto perché ho imparato ad affrontare responsabilità. Stavo tutto il pomeriggio da solo a servire i clienti del campeggio. Un’altra cosa molto importante che ho capito è come gestire la mia paga  che non era molto bassa. Ma la cosa più importante che mi ha dato il lavoro è stata la fiducia che sono riuscito ad acquistare e un’autostima grandissima, perché ho capito che ero importante per il mio capo, la gente che veniva mi portava un altissimo rispetto come io lo portavo loro. I miei genitori erano contenti di me e anche io ero contento di quello che facevo. Invece non riesco a provare queste sensazioni a scuola, non riesco ad essere felice  e ogni volta che vado a dormire penso ai problemi che potrò avere il giorno seguente a scuola, invece a lavoro questo non mi succedeva. Secondo me il lavoro è stata una delle esperienze più belle che ho fatto in questi ultimi anni.
                                                                            Matteo Simoncini 2^A

IL MONDO DEL LAVORO

Fin dalla prima rivoluzione industriale, grazie ad una serie di innovazioni tecniche che coinvolsero dapprima il settore siderurgico, si arrivò alla formazione della prima fabbrica e si verificò un aumento dei posti di lavoro; con l’avviarsi della seconda rivoluzione industriale nacquero nuovi settori di produzione. In quel secolo(nell’ottocento) il settore in maggior sviluppo era il secondario; con l’affermarsi del settore chimico, petrolchimico, metallurgico e alimentare, nei settori industriali si presentarono richieste di lavoro sempre maggiori. Per questo motivo il settore primario venne lievemente “trascurato”, ma non sottovalutato. Oggi giorno il miglioramento della  produttività agricola, in particolare, ha comportato una forte riduzione degli addetti alle attività primarie. Le attività industriali, a loro volta, se inizialmente richiedevano una costante forza di lavoro, oggi ne impiegano una quantità ridotta, fino ad un quarto di occupati in questo settore. Nei paesi sviluppati il settore terziario è quello con maggiore numero di lavoratori.Come in altri periodi della storia, la nostra generazione sta andando incontro a numerose difficoltà. L’introduzione della tecnologia può avere aspetti positivi e negativi: da una parte si è verificata la riduzione degli incidenti sul lavoro e la rapidità del lavoro stesso, di conseguenza il guadagno è maggiore nel minor tempo possibile; dall’altra, dal momento che i macchinari hanno sostituito gli operai, si è verificata una riduzione dei posti di lavoro, che ha portato a scioperi e proteste. Negli ultimi anni è aumentato anche il tasso di selettività di certi settori, che richiedono caratteristiche e competenze specifiche adatte a quel tipo di lavoro, vedi settore aeronautico, nautico ecc. Molti lavori sono svolti attualmente dagli immigrati che adattandosi alle mansioni  più umili o comunque disprezzate dai più, riescono a guadagnare lo stretto necessario per il fabbisogno familiare. Alcune persone immigrate in Italia, soprattutto provenienti dall’Europa orientale, si sono specializzate nella professione di badanti: la nostra società infatti è costituita prevalentemente da anziani e da questo punto di vista la loro presenza è positiva perché assicura un aiuto alle famiglie. Nel mondo del lavoro mondiale, si possono riscontrare alcune situazioni gravissime e crudeli come lo sfruttamento dei minori da parte delle multinazionali, che hanno laboratori nei paesi del terzo mondo. Si può comunque affermare che nella società attuale, pur avendo a volte una preparazione adeguata, è comunque difficile aprirsi una strada per un futuro vivibile. Penso che occorra ad esempio per noi studenti una grande voglia di studiare per poi…lavorare!

                                                     Marco Gentilini  2^A

 

Recensioni

 

 
     
www.fadystyle.com premio letterario Stephen Dedalus tutti i diritti riservati Fady