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“Liceo scientifico Fulcieri Paulucci di Calboli”
professoresse:
Marilena Raggi
Francesca Rosetti
Alessandro Banda
“Scusi, Prof, ho sbagliato romanzo”
e
MARISA BULGHERONI
"Un saluto attraverso le stelle"
2007-2008
CLASSE V D
‹‹Uno deve vegliare››,
dice a se stesso, il Prof. Dan Baha
In una scuola di una piccola città del Tragedistan, sede delle solite sfibranti assemblee tra crediti scolastici e circolari incomprensibili, “entrare in una sala professori è come entrare in un obitorio”, dove regna costantemente il silenzio e nessuno rivolge una parola o un pensiero, prima del suono della campanella.
Un giorno come tanti accade, però, l’inaspettato: il preside Kalforth, convocati gli insegnanti nell’aula Magna, comunica la decisione di dare avvio al programma “Graplorisca”, una riscrittura dei classici della tradizione letteraria per renderli più semplici e appetibili alle nuove generazioni.
I professori, rassegnati al paradossale progetto, si mettono immediatamente all’opera, ognuno con un diverso approccio, scegliendo come prima vittima “ I promessi sposi”, trasformati in un succedersi di inverosimili monologhi nel romanzo “Rodriguez”.
Allo stesso assurdo destino sono condotte anche le foscoliane “Ultime lettere di Jacopo Ortis”, divenute “L'ultima lunga lettera di Lorenzo Alderani”, e la “Vita Nuova” di Dante Alighieri.
Ben presto, gli stessi ragazzi cominciano a dubitare di questo nuovo metodo di studio e finiscono per procurarsi clandestinamente i testi classici in versione originale, nascondendoli agli occhi dei professori, sempre più immersi in revisioni e correzioni.
Il preside Kalforth non sospetta nulla di questo scambio di ruoli e procede irremovibile, confidando fermamente nel “Graporiscla” e nella viva collaborazione degli insegnanti.
Davanti a tale stravolgersi letterario, il Professor Dan Baha non può più trattenersi, sente di dover agire e di non poter più nascondere il suo punto di vista e l’intima illusione di far torto al puro insegnamento, a “quella forma sublime dell’attività umana”che ha unito generazioni su generazioni in un “processo di magnifica reciprocità”, che solo i libri autentici sono in grado di creare al di là del tempo e dello spazio, tra pagine tinte di inchiostro dove immagini e suoni corrono veloci per scuotere fino alle radici. La letteratura giunge da un’eredità lontana, è una voce testimone di epoche e dell’essenza profonda dell’uomo, che ha diritto di esser tramandata, di non perdersi, di non essere dimenticata. Solo l’insegnamento è capace di illudere il tempo, trasformando l’apprendista in custode di un sapere immenso, che nemmeno la morte potrà mai scalfire.
“Solo adesso Dan Baha si accorge che intorno a lui dormono tutti. Ha parlato al vuoto. Non importa. ‹‹Uno deve vegliare››, dice a se stesso, nella sua sconfinata presunzione, il prof. Dan Baha”.
Banda affida proprio a questo ultimo personaggio il messaggio di fondo di tutto il romanzo, che si rivela apertamente solo in questa intrepida requisitoria finale. Ricco di citazioni, “Scusi prof ho sbagliato Romanzo” esprime con nitido sarcasmo il disagio di un moderno corpo docente, che ancora vuole sperare di “tenere vivi frammenti di insegnamento” in un mondo dove la scuola rischia di essere sconfitta…..
Sara Camporesi
LA SCUOLA DI DAN BAHA NEL ROMANZO DI BANDA
Cosa direbbero Manzoni, Foscolo e Dante leggendo Scusi prof, ho sbagliato romanzo? Quanto si allontanano, o si avvicinano, rispetto all’originale, le nuove figure di Don Rodrigo, Jacopo Ortis e Dante in persona? Soprattutto, cosa spinge gli studenti a preferire i vecchi classici alle versioni riadattate, dagli insegnanti, in chiave moderna - e per lo più comica-?
Un paradosso, non una semplice parodia letteraria: ecco che cos’è il libro di Alessandro Banda; la parodia c’è e riguarda opere famose, I promessi sposi, Le ultime lettere di Jacopo Ortis e La vita nuova; il paradosso è l’inversione del ruolo tra allievi e professori che impernia il romanzo.
Questi ultimi, con la “circolare interna 148 bis barra ter”, stabiliscono di ridurre, sfoltire, essenzializzare, semplificare, attualizzare la letteratura per renderla più attuale, appetibile alle giovani generazioni, ovvero gli studenti.
In questo modo Don Rodrigo diventa Rodriguez, mancato playboy che vive dolorosamente la castità forzata e il rifiuto di tutte le donne, anche quello di Lucy (presentata come una ragazza di facili costumi) che, peraltro, la madre Agnes vorrebbe accasare con il donnaiolo Ronnie (Renzo); Jacopo Ortis è un petulante giovane che ossessiona con le sue “e-mail” l’esasperato amico Lorenzo, rimarcando la sua mania di persecuzione attraverso un linguaggio ottocentesco e, in un contesto contemporaneo, eccessivamente romantico, al punto da diventare ridicolo; Dante, infine, non rappresenta il grande poeta italiano, ma uno schizofrenico di nome Emilio che si illude di esserne la reincarnazione, importunando la sua “Beatrice”, Gina, con ragionamenti contorti e fissazioni solo per gioco paragonabili alle situazioni de La vita nuova.
La risposta degli studenti non sembra corrispondere alle aspettative del corpo docente, capitanato dal Preside Kalforth (inguardabile, per le giacche simpsoniane dai colori sgargianti): gli alunni non solo non dimostrano alcun interesse per le nuove opere ma, quasi per contrappasso, si riavvicinano proprio a quei libri che sono stati storpiati, ponendo in evidenza l’inefficacia dell’insegnamento scolastico, se esso tradisce il suo spirito.
Banda muove una critica verso questo stravolgimento, sia come autore, sia come personaggio (nel romanzo il suo alter-ego è il prof-scrittore Dan Baha), riproponendo un’idea di Oscar Wilde secondo cui “tutti coloro che sono incapaci di imparare si sono messi ad insegnare”.
Lo stile con il quale l’autore cerca di raccontare è un buon esempio di narrativa umoristica, sebbene i periodi siano talvolta dispersivi e le espressioni volutamente pompose (il programma scolastico GRAPRORISCLA) o, al contrario, molto colorite. Senza dimenticare i neologismi e le abbreviazioni che abbondano nei comunicati ministeriali, simbolo di un paese frenetico (in questo caso il Tragedistan) che tende ad accelerare tutto in un vortice, lingua compresa.
Forse è proprio questo l’errore dell’insegnamento messo in luce dallo scrittore: un sistema che cerca di inculcare, come in un computer, una gran quantità di informazioni tralasciando la crescita individuale dello studente (obiettivo primario dell’istruzione), spingendolo nella direzione contraria (in questo caso proprio lo straordinario avvicinamento alla scoperta).
Chissà se questo metodo degli opposti funzionerebbe se messo sul serio in pratica…
Forse un giorno gli alunni studieranno di buona lena perché i loro compiti saranno giocare e divertirsi?
Ai posteri l’ardua sentenza!
Marco Marino
Tragedie scolastiche in Tragedistan
Com’è una scuola in Tragedistan?
Verrebbe quasi da dire di conoscere quei prof, quei loro cappellini con penna di fagiano incorporata, quelle sigle impossibili (PEI, POF, PIF…), tutte quelle regole ingestibili fornite da una burocrazia soffocante, ma soprattutto quella tensione che si percepisce quando due professori di carica opposta si respingono. Se fossero magneti dovrebbero attrarsi, ma…
Alessandro Banda parla della scuola in generale. Se fosse un’immagine, il romanzo, piuttosto che una foto, sarebbe una caricatura della situazione reale. E come ogni caricatura che si rispetti, esagera ma non crea. Forse non tutte le professoresse di latino hanno nomi tanto evocativi quanto Pomponia Grecina e non tutti i presidi portano abitualmente cravatte a pois abbinate a giacche iridescenti, ma ciò non toglie che i problemi siano gli stessi presenti nel romanzo, né più né meno. Riscrittura dei capolavori mondiali a parte, s’intende (almeno per ora).
Già, riscrittura dei classici. Ma perché modificare qualcosa che ha ormai varcato le soglie del tempo, che è stato apprezzato così com’è? Solo perché cambiano i tempi, devono essere aggiornati anche i libri del passato? Ogni periodo produce qualcosa, perciò un libro deve rispecchiare la propria epoca, non quella di chi lo legge. Se poi l’opera è ancora attuale, se il suo messaggio è comunque valido, allora è un evergreen, come direbbero gli inglesi. Riscrivere, in questo caso, significherebbe soltanto “stravolgere”.
Fortunatamente nella realtà ci sono professori che non sembrano nemmeno professori, persone con le quali dialogare (Dialogo? Con un prof? Merce rara ormai). Ma per controbilanciare queste vette irraggiungibili ci vogliono molte pianure sotto il livello del mare, una specie di Paesi Bassi scolastici. Molti quasi non fanno media, sono lì, indecisi se scalare la vetta o scendere in basso.
L’autore mostra, inoltre, due fattori diametralmente opposti, cioè che sono le persone a fare la scuola, e che se il sistema non è valido, le persone possono farci poco, rinchiuse come sono in una gabbia, nemmeno tanto d’oro.
Da Proust con le sue “fanciulle in fiore” all’idropico-liuto con i Malebranche dell’inferno dantesco, per non parlare dei tre capolavori riscritti nel corso della storia, sembra quasi di conoscere questa letteratura.
Ma no, suvvia, non viviamo mica nel Tragedistan.
Emanuele Mingozzi
Amare tracce d'amore
Estate 1943. Quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno diventa sfondo vivo e presente della vicenda di tre giovani sorelle e di una guerra che segna la loro adolescenza. Relativamente sicure nella villa dove abitano insieme con la madre, Regina, Isabella e Lucia vivono la guerra attraverso le parole di Gabriele, di Jacopo, del padre, di ogni soldato che incrociando le loro strade freme dalla voglia e dal bisogno di raccontare le proprie esperienze a quegli occhi in avido ascolto. Vivono la guerra cercando nell' amore la forza per non crollare di fronte ad un presente d' odio e rovina, di fronte ad una insensata patria che chiede e chiede, mai stanca di uccidere, di mutilare. Ed è proprio l' amore, un disperato bisogno d'amore, che accomuna ognuno dei numerosi personaggi che compaiono in un romanzo che è intreccio di storie e di storia, di presente e di futuro, di oggi e di ieri. Amore tra giovani che trovano in gesti, sguardi o lettere l'unico appiglio che li tenga in superficie. Mi inseguirai nel vento come una canzone. Sarai tu a far tremare le foglie dei pioppi, a sollevare la polvere bianca delle strade. Saprò sempre chi sei perché ti conosco da sempre. Amore tra genitori e figli, lontani e vicini tra angosce e rimorsi. Le storie
d' amore con i padri sono le più infelici. Non ti è dato inseguirli; ti sfuggono come un innamorato non oserebbe mai sfuggirti. Amore tra amici, come quello tra Lara e Isabella che le vede insieme in un quotidiano tentativo di fuggire all' inquietudine del presente con cioccolate calde e passeggiate in bicicletta. E amore gratuito tra vivi che porta Lucia, Lara e Isabella a rischiare la vita per salvare quella di un ragazzo ebreo. In un romanzo che parla di guerra, il vero protagonista resta inesorabilmente l'amore. Un amore quasi forzato dall' angosciante necessità di amare. Marisa Bulgheroni ci trasmette questa necessità tramite le parole di Isabella, narratrice in prima e terza persona, che raccontando dei tempi passati inserisce anticipazioni, commenti e pensieri della donna che è diventata. Essa ci parla di quegli amori che si sono perduti, dei segni che hanno lasciato, e di come la fine della guerra ne abbia cancellati la maggior parte e riallacciati altri, quasi a dimostrare che i primi erano nati soltanto da quel desiderio irrefrenabile di fuggire all'odio. In un fondersi di ricordi e invenzione, la Bulgheroni ci offre un quadro chiaro e toccante delle emozioni, delle speranze, delle incertezze e delle paure di quegli anni non poi così lontani e si allaccia al nostro presente per parlare anche di noi.
Monti Giulia
Lo Spettacolo della Memoria
Il sipario si apre nel luglio1943 su una villa sul Lago di Como. Il lago manzoniano, i monti che lo circondano e la villa sono la scena su cui si muovono le tre sorelle protagoniste del racconto: Lucia, Regina e l’io scrittore Isabella. Sono tutte e tre impegnate con le donne della famiglia a tessere il corredo nuziale per Regina quando, il 10 luglio 1943, arriva la notizia dello sbarco degli Alleati in Sicilia.
Così comincia l’azione scenica, con le donne-Penelopi che ne determineranno la storia e la trama, impazienti di veder ritornare i propri uomini, padri, mariti o fidanzati che siano.
In questo romanzo non saranno più gli innocenti occhi del bambino Pim a vedere e commentare la guerra, bensì quelli innamorati di tre adolescenti. Esse seguono, criticano e condividono le scelte del padre e dei fidanzati successive all’armistizio firmato da Badoglio il 25 Aprile, e li vedono andare e tornare ora soldati italiani, ora ribelli, ora partigiani, ora fascisti.
Le scoperte dell’adolescenza e dell’amore si legano indissolubilmente alla scoperta della politica e della guerra, inevitabile per chiunque abbia vissuto un periodo caotico e confuso come quello narrato dal romanzo: dall’armistizio al bombardamento di Hiroshima e Nagasaki.
Ruolo fondamentale nel romanzo ha la madre, silenziosa regista della vita delle proprie figlie: è lei che incita Isabella a ricordare e scrivere.
L’abilità di Marisa Bulgheroni sta nell’intrecciare scene d’amore e d’attesa con analisi di momenti di rilevanza storica, il tutto commentato dalle parti in corsivo che compaiono qua e là nel romanzo. E’ questo l’espediente che permette ad Isabella-Marisa di commentare il passato paragonandolo ad eventi più attuali quali, per esempio, l’attentato alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001.
Il tutto è composto (alludendo a Pirandello?) secondo lo schema tipico di uno spettacolo teatrale, e non di rado compaiono termini allusivi alla scena. Uno spettacolo della memoria recitato e narrato con un linguaggio davvero ricercato e capace di suscitare l’immagine esatta, spesso artificioso ma talvolta perfettamente evocativo.
Luca Bonfiglioli
Guerra lirica
Una questione privata, una storia di gente di picciol affare.
E’ il primo romanzo di Marisa Bulgheroni, che, dopo tanti anni, spinta dall’atmosfera di tensione creata dall’attentato alle torri gemelle, decide di raccontare la propria guerra, quella vissuta da giovane, dal ’43 in poi. Una guerra che l’ha coinvolta in via forse indiretta, così come indiretto è il modo di rievocarla. Non sono le armi a dare verve alla narrazione, quanto piuttosto gli amori, vero motore del romanzo. Il contrasto guerra-amore, affatto nuovo nella letteratura, anzi, uno dei più antichi della storia (uno fra tanti Ariosto), qui è ribaltato, perché si tratta di amore “condito” di guerra, più che del contrario.
Da schermo tra i due elementi opposti è la villa, dove la protagonista, Isabella, abita con la famiglia. Le vicende del conflitto penetrano nella casa solo attraverso persone che le hanno vissute in prima persona, come accade con il padre di Isabella, soprannominato “Capitano”.
Una guerra che, se fosse davvero protagonista, perderebbe senz’altro d’efficacia, sia per il tono immateriale e quasi sussurrato, sia per la netta alternanza di presente e passato, creata dall’uso del corsivo per affiancare alle vicende della gioventù quelle più recenti.
Io, Isabella…Io, io, Isabella; un ritorno al passato non è facile, soprattutto se lo si guarda con gli occhi rivolti al futuro. Isabella, da personaggio fittizio dell’intreccio di eventi, deve emergere in quanto individuo dotato di coscienza propria, e non solo come attore/narratore romanzesco.
Bulgheroni si cala in una nuova se stessa, per capire cosa può significare oggi, da adulta, ciò che è stato (per lei e per gli altri).
Emanuele Mingozzi
LA FORZA DI RACCONTARE, LA FANTASIA DI REINVENTARE
Il romanzo di Marisa Bulgheroni Un saluto attraverso le stelle nasce dalla necessità dell’autrice di ricordare, testimoniare, inventare e tracciare sulla carta una sorta di romanzata autobiografia. Il cuore e i pensieri della Bulgheroni, negli anni, hanno mutato la realtà del ricordo trasformando le esperienze in una fiaba, in cui i personaggi sono inventati, o reinventati, e così gli scenari, i dialoghi, i fatti. Come l’autrice stessa scrive, la memoria è un prodigioso tecnico delle luci: opera sortilegi…
Ma insieme a questo bisogno di racconto favolistico, la Bulgheroni sceglie di intrecciare un secondo romanzo, un romanzo scritto in corsivo, che spezza la trama per raccontare di viaggi, di attualità, di tempi moderni.
La narrazione è quindi duplice: la storia della giovane protagonista, Isabella, è raccontata in terza persona, mentre la stessa donna, diventata negli anni testimone di generazioni ed epoche differenti, parla direttamente al lettore negli inserti in corsivo. Infatti Isabella è l’alter ego che la Bulgheroni sceglie per reinventare perfino se stessa.
Le vicende della giovane Isabella si svolgono durante la seconda guerra mondiale. Quella di Isabella è una famiglia benestante, composta dal padre, chiamato capitano, dalla madre Marianna, dalla sorella maggiore Regina e dalla minore Lucia. La madre è una donna forte, capace di tenere unita la famiglia, di parlare con saggezza a Isabella della sua responsabilità come testimone di un’epoca che non deve essere dimenticata: ricordati, Isabella, che la storia non è la somma degli eventi soltanto. È un insieme di sogni, di illusioni, di progetti mancati. (...) ma è anche teatro dell’anima di cui niente rimane se qualcuno non ha la forza e la pazienza di raccontare...
Sono le donne, in questo libro, a fare la storia. La madre con la sua saggezza e le figlie con i loro giovani amori. Isabella ci racconta di Giuliano, conosciuto in vacanza con la famiglia, perduto per la causa partigiana, cercato sulle colline, salutato attraverso le stelle….
Isabella sognava per sé una casa fatta di vento, dove la paura non potesse entrare perché non c’erano porte…e nemmeno si accorgeva di viverci già. Nella grande casa sulle rive del lago di Como, dove vivono i protagonisti, sembra quasi che il tempo si fermi e, mentre la guerra uccide e ferisce all’esterno, chi vi abita trova ancora il tempo per amare e vivere la propria giovinezza. La guerra è guardata da lontano, dagli occhi privilegiati di chi vive al riparo dagli orrori, come in un microcosmo di sogno in cui solo l’arrivo dei due giovani Gabriele e Jacopo, entrambi feriti fisicamente e interiormente dalle campagne militari, sembra riportare alla realtà della guerra.
Per raccontare al lettore la storia di quegli anni la Bulgheroni sceglie allora di romanzare eventi reali: episodi di guerra, la morte di Ciano, i pensieri del Duce.
L’altra Isabella, quella che sceglie di parlarci in corsivo, ci racconta dei viaggi, delle riflessioni su quanto è accaduto e accade, delle torri gemelle, di Israele e Palestina, di Bagdad. Questa seconda voce completa il romanzo e coinvolge il lettore nell’ondeggiare continuo tra passato e presente.
Ciò che caratterizza questo romanzo, però, non è la trama. È lo stile. La Bulgheroni possiede un tocco innato che riesce a frantumare i confini tra poesia e prosa, permettendo al suo romanzo di rimanere sospeso tra i due generi letterari. La Bulgheroni riesce a tingere la sua narrazione di enfasi poetica. L’aggettivazione, quasi maniacale, fa in modo che il lettore colga sempre il concetto esatto che l’autrice intende esprimere. Ogni aggettivo, ogni sostantivo o verbo, è esattamente quello giusto, perchè la Bulgheroni è ammaliata dalle parole, dai suoni e dai significati, innamorata dei tanti sinonimi e sfumature di cui è ricca la lingua italiana. L’autrice riesce a tracciare parole che lasciano sulla carta una storia e nella mente del lettore una serie di immagini nitidissime, di scorci del passato e del presente.
Giulia Guardigli
NO, BANDA, NON HAI SBAGLIATO ROMANZO
Entrare in una sala professori è come entrare in un obitorio.
Ed entrare nel libro di Alessandro Banda Scusi, prof, ho sbagliato romanzo, è come entrare in punta di piedi nella visione che lo scrittore ha della scuola attuale.
Ci troviamo in una scuola del Tragedistan. Nome singolare per uno stato, ma non casuale: la scuola tragedistana è davvero una tragedia…
La situazione è più o meno questa: i professori, anzi, le salme, come li definisce Banda, sono sommersi da circolari, articoli, decreti e leggi ministeriali. Ne conseguono ore e ore di scrutini, in cui gli insegnanti cercano di sopravvivere alla burocrazia per calcolare i crediti scolastici degli alunni. Ma il vero problema della scuola è, come rivela il preside Kalforth durante un discorso in aula magna, che i giovani non leggono. Come fare? Per fortuna il preside possiede la soluzione. E la soluzione è nel progetto GRAPRORISCLA. GRAnde PROgramma di RIScrittura dei CLAssici. Ovvero, i professori della scuola tragedistana avranno l’alto compito di riscrivere in chiave moderna i grandi classici della letteratura, riadattati per risultare più appetibile ai giovani. Ed è così che inizia l’avventura del lettore, trasportato all’interno di tre grandi classici della nostra letteratura, rivisitati dalle simpatiche salme della scuola tragedistana….
Renzo e Lucia? Neanche per idea. Qui ci sono Ronnie e Lucy. E non solo i nomi differiscono dai Promessi sposi del Manzoni. Ronnie è commerciante di speck, Lucy e la madre Agnes sono donne alle quali “un volumetto delle dimensioni dell’elenco telefonico” non basterebbe per tutti i nomi degli uomini avuti, e il bel Rodriguez, così innamorato di Lucy, è davvero sfortunato in amore...talmente sfortunato da intromettersi nello scambio di e-mail tra Lorenzo Alderani e Jack Ortiz, per chiedere qualche consiglio sulla conquista delle donne. Povero Lorenzo! Sommerso dalle lacrimevoli mail di questo Ortiz, che non lo lascia più in pace e che lo sta portando sull’orlo del suicidio. Dopo Manzoni e Foscolo, nemmeno Dante viene risparmiato. Protagonista della Vita nuova tragedistana è una povera donna, perseguitata, seguita e osservata continuamente, per strada e in chiesa, da un pazzo che le scrive poesie incomprensibili con relative spiegazioni ancor più incomprensibili e che si ostina a chiamarla Beatrice, nonostante lei gli abbia spiegato di chiamarsi Gina.
E mentre i professori sono intenti in questo nobile progetto, che avvicini i giovani alla lettura, gli allievi si incontrano nei bui sotterranei della scuola per un traffico illecito di…classici. Classici autentici, che i ragazzi cercano disperatamente e si scambiano di nascosto. I professori, in questo romanzo, sono solo caricature patetiche e tristi. È così che Banda vede la scuola di oggi. Gli insegnanti sono salme, perché ciò che amavano nel loro lavoro è ormai morto dentro di loro. Non c’è più spazio per gli insegnanti “vivi”, nella scuola? Sono tutti affogati nella burocrazia, nei decreti legge, negli articoli? No. C’è Dan Baha, il personaggio più vero, che si può chiaramente identificare con lo scrittore (non è, forse, quasi un anagramma di “Banda”?). E’ lui ad alzarsi davanti a tutti gli altri insegnanti per dire ciò che pensa oramai della scuola: irredimibile. Non perché i ragazzi, che trafugano i libri nottetempo, siano senza voglia di studiare, ma perché oramai la scuola è un cieco impianto collettore di circolari, ordinanze, regolamenti e verbali. Banda, mentre parla con la voce di Dan Baha, forse prolisso, forse idealista, vuole comunicare che il dovere dei professori è quello di mantenere vivi i frammenti d’insegnamento dentro la camera mortuaria degli orari e dei debiti e dei crediti. Purtroppo nell’aula magna attorno a Dan Baha dormono tutti. Ma non chi legge. Banda tenta di sensibilizzare sul tema della scuola, un’istituzione che, secondo lui, non riesce più a trasmettere qualcosa di reale, di utile, di umano, limitandosi ormai a insegnare ciò che è solo prettamente scolastico. Attraverso toni simpatici e uno stile fresco, moderno, divertente, colloquiale, Alessandro Banda non ha certo sbagliato romanzo.
Giulia Guardigli
CLASSE IV F
Passato e presente:una sola storia
Un saluto attraverso le stelle, secondo libro della scrittrice Marisa Bulgheroni, si svolge principalmente durante la seconda guerra mondiale, nel periodo tra il ’43 e il ‘45.
Il romanzo è ambientato sulle rive del lago di Como. Qui, in una villa, vivono la madre Marianna, le tre figlie Regina, Isabella e Lucia. Il padre, chiamato semplicemente Capitano, è impegnato in guerra. Sono poi presenti altri personaggi come l’amica Lara, le zie, gli spasimanti delle ragazze. La vita piacevole e tranquilla di una famiglia viene contrapposta a quella della guerra, ricca di difficoltà, pericoli, morte, con uomini, giovani e no, costretti a scegliere da che parte schierarsi.
La vera protagonista, Isabella, è un personaggio dalle molte sfaccettature. Si vedono la sua trasformazione e la maturazione nel romanzo: da adolescente ingenua e indecisa, piena di dubbi, a donna forte e sicura si sé, nelle sue decisioni e nelle sue idee. Durante la guerra, Isabella poco più che ragazzina si trova a fronteggiare le sue prime esperienze sia a livello amoroso sia di apertura verso un mondo pieno di difficoltà. E’ proprio qui che iniziano i suoi dubbi: Giuliano, suo grande amore, lontano da lei per la guerra e Jacopo, nuova figura che le si presenta, l’indecisione su che cosa fare…Marianna, la madre, funge da coprotagonista e assorbe in sé i ricordi del passato e l’esperienza della guerra, mantenendo vivi i ricordi per capire ciò che è stato vissuto.
Le figure maschili, invece, svolgono un ruolo differente, con il compito di narrare le loro avventure belliche. Se ne ha un esempio quando Gabriele e Jacopo raccontano alle fanciulle la loro vita nell’esercito: Gabriele nel deserto africano, nel raggiungere El Quattara e Jacopo sul fiume Don, con le paure, le tensioni, la consapevolezza che la loro vita è appesa ad un filo. Gli uomini quindi fanno da sfondo, descrivendo avvenimenti della guerra, anche al di fuori del territorio circostante, il lago, dove sono decisivi gli svolgimenti dei combattimenti in corso.
Non mancano poi i grandi personaggi che hanno fatto la storia di questo periodo: Mussolini, Galeazzo Ciano, di cui vengono sottolineati gli ultimi istanti di vita, Badoglio.
La scrittrice utilizza un linguaggio alto, con termini specifici e aulici, moltissimi aggettivi nelle descrizioni dei personaggi, nell’evocare le emozioni provate. Sono ridotti all’essenziale i discorsi diretti a vantaggio di quelli indiretti e i flashes continui comportano una frantumazione delle sequenze narrative. La scrittrice ha poi utilizzato una tecnica molto efficace per mettere in “comunicazione” passato e presente. Si serve di due scritture diverse: quella tonda per la storia ambientata nella seconda guerra mondiale, e il corsivo per parlare di attualità. La narratrice è sempre la stessa: Isabella, solo che si ha un’Isabella ragazza e un’Isabella matura. Quando Isabella ricorda, c’è la terza persona, come se fosse estranea, quando racconta il presente, si pone in prima persona: “Io Isabella”.
Una ulteriore particolarità del romanzo è l’introdurre ogni capitolo con versi di poesie che hanno significato qualcosa per Marisa Bulgheroni, sia di poeti italiani come Leopardi, sia non, come Emily Dickinson. Non mancano poi Omero e Saffo, grandi poeti dell’antichità. Lo stesso titolo del romanzo è tratto da un verso di Anna Achmotova. Questo permette di capire quale spessore ha la letteratura per la Bulgheroni.
Il romanzo non è completamente storico sul modello manzoniano: infatti, qui sono presenti flashes nel passato e nel futuro, si hanno più punti di vista e al doppio narratore si sostituisce un solo narratore, ma di età diversa e il passato non è remoto, ma prossimo e vivo nell’oggi. In più la Bulgheroni interpreta continuamente questa storia, cerca di capire da dentro, con grande sensibilità, quali le possibili relazioni tra personaggio e situazioni vissute.
Ammoniaci Elena
TRA STORIA E POESIA
Da poco negli scaffali delle librerie, il nuovo e primo romanzo storico di Marisa Bulgheroni, “Un saluto attraverso le stelle”, è un omaggio ai sentimenti ed ai conflitti interiori di coloro che hanno vissuto gli anni della seconda guerra mondiale in prima persona.
In un lasso di tempo che parte dal 1943 ad oggi, vengono raccontate le vicende di tre sorelle in cerca di risposte, e della loro cerchia familiari e di amici.
E così, su quel ramo del lago di Como si intrecciano storie d’amore e di guerra con protagoniste Regina, Isabella e Lucia. È la Isabella del futuro, di oggi, a raccontare le storie in prima persona, su incitazione della madre Marianna, che, come fece il maestro della lirica moderna, Petrarca, rievoca il tema della memoria che, secondo la donna, è un prodigioso tecnico delle luci: opera sortilegi..”(pag. 7) e che aiuta nel tentativo di capire la storia, fondamentale per capire gli stati d’animo e le relazioni che intercorrono tra i vari personaggi.
Tutti i personaggi sono a loro modo importanti: in primo piano ci sono quelli femminili, nei quali spiccano le tre sorelle e la madre, grazie ai quali si ha un’idea chiara delle preoccupazioni e delle incertezze che si vivevano durante la guerra; e poi, quasi a cornice, ci sono i personaggi maschili, le cui storie sono in realtà intrecciate fortemente con quelle delle ragazze, sotto il tetto della villa del lago del Como, tutti attratti dalla loro vivacità.
Attraverso le loro storie raccontate per farsi affascinanti agli occhi delle piccole donne tutte orecchi, sappiamo i risvolti della guerra ad El Alamein, in mezzo al deserto africano e sotto il sole cocente, e della fredda Russia, vissuta dal mutilato Jacopo.
Ma è Isabella colei che mette a nudo tutti i suoi dubbi, ai quali cerca di far fronte, facendo risaltare così il suo carattere forte. Il dubbio principale è sicuramente quello amoroso: vive una storia da mille e una notte con Giuliano, conosciuto a Cesenatico, dove si era recata dal padre in convalescenza, passando le serate sotto il cielo stellato in sua compagnia, sempre seduti alla solita panca, testimone del loro amore. Ma questo amore sembra spezzarsi con la partenza di lui, dopo la decisione di unirsi ai partigiani, e dall’arrivo dell’altro, Jacopo, fedele alla vecchia patria, come il Capitano, padre di lei.
E così, come dice la madre, Isabella ha avuto la lucidità e la fortuna di riconoscere i suoi uguali tra i nemici del Capitano ( pag. 7). E proprio lei, la madre, rappresentando la vecchia generazione, con i suoi saggi consigli aiuta tutti a far rivivere quel passato prossimo che rappresenta il periodo precedente alla guerra.
Molto importante è poi la scelta della lingua, per dar maggior spessore al tutto, ovvero la lingua lirica, sicuramente influenzata dagli studi e dalle preferenze dell’autrice per la poetessa Emily Dickinson, i versi della quale riecheggiano nel suo romanzo e ne sono sintesi. Anche gli studi della letteratura americana influenzano l’opera, il tempo, non reso nella struttura lineare, ma spezzato da flashes che ci riportano dal 1943 al tragico settembre 2001, o ad una sera dell’aprile del 1959 durante la quale l’Isabella del futuro si imbarca sulla Queen Elizabeth, il leggendario translatlantico.
Ed è proprio grazie a questi flashes del futuro, distaccati decisamente dalla storia principale con i caratteri in corsivo, che si coglie la maturità di Isabella, il cui Io, raggiunto sicuramente anche attraverso i suoi dubbi da adolescente, non ha certamente frenato la sua ricerca di risposte, ma anzi tale ricerca, incrementata dai numerosi viaggi intrapresi, ha consentito di creare un romanzo intenso, di riflessioni e poesia.
Angela Bruschi
"IL POTERE DELLA PAROLA”
Amore e guerra. Questi i due grandi temi che Marisa Bulgheroni, americanista e scrittrice di trattati e storie di viaggi, tratta nella sua prima prova narrativa “Un saluto attraverso le stelle” (pp.250 edizione Mondatori Euro 17,00).
Il mondo femminile si racconta durante gli anni della seconda guerra mondiale attraverso la voce di Isabella, ragazza adolescente che insieme alle sue sorelle, Lucia e Regina, si trova a vivere i primi amori, la prime delusioni e i propri sogni nella tragica cornice degli anni ’43-’45. E’ la madre, Marianna, che la invita a scrivere per ricordare; proprio quella madre che per le figlie rappresenterà sempre un punto di riferimento che, come una eterna Penelope, resterà in attesa del marito, il Capitano, uomo forte e di saldi principi che non abbandonerà mai la patria. Ed è proprio attraverso figure come il Capitano, Giuliano, Iacopo, Renato e Gabriele che anche il mondo maschile entra in scena, portando il tema della guerra. I quattro ragazzi che si innamorano delle tre sorelle conosciute sulle spiagge di Rimini, si trovano a dover fare scelte difficili che quegli anni impongono: seguire la patria che sta morendo o diventare partigiani?
Un insieme di tensioni, gioie, attese e delusioni rende il romanzo coinvolgente, grazie anche all’abbondante uso degli aggettivi da parte dell’autrice, che hanno il potere di proiettare il lettore nella situazione e renderlo partecipe degli avvenimenti. Inoltre i frequenti intercalari in corsivo, dove Isabella prende la parola in prima persona, mostrano la maturazione della protagonista nel corso del tempo e permettono un confronto immediato tra il passato e il presente.
In questo romanzo Marisa Bulgheroni ha saputo unire magistralmente molti modi di fare scrittura inserendo anche la poesia come titolo e chiave di lettura di ogni capitolo e ha saputo unire la storia e la vita del passato a quella del presente attraverso l’uso dei flash-back.
Un romanzo sicuramente complicato da leggere, ma profondo nei contenuti.
Silvia Leoni
Emozioni
Marisa Bulgheroni, nel suo primo romanzo, “Un saluto attraverso le stelle”, edito da Mondadori (pp. 250, € 17) ci presenta una storia “nata dalle ceneri di un autobiografia” che racconta di uno dei momenti più critici della storia contemporanea: eventi significativi degli ultimi due anni della seconda guerra mondiale vengono raccontati attraverso il filtro di una giovane donna che vive il difficile momento del passaggio fra adolescenza ed età adulta.
Ma l’alternanza non è solo quella fra la storia delle tre sorelle, della loro famiglia e dei loro intrighi, e quella con la “S” maiuscola di un paese spaccato da una guerra civile, ma si presenta anche fra quel passato prossimo e il presente altrettanto incerto e tragico. Questa alternanza, resa più evidente dal passaggio stampato/corsivo scandisce il ritmo del racconto, ma anche quello della memoria dell’autrice e fonde il tempo, fino a farlo diventare un unico flusso di eventi.
L’identità molto forte della protagonista, e insieme la sua condizione di alter ego dell’autrice è sottolineata dalla frequente presenza di “Io, Isabella” che esalta entrambi gli aspetti. Infatti questa espressione evidenzia la mutevole ma comunque forte personalità della protagonista, e allo stesso tempo risponde alla funzione di portare anche qualcosa dell’autrice dentro al romanzo ( perciò ceneri di autobiografia).
Anche dal punto di vista linguistico, non solo strutturale, il romanzo è molto ricercato e complesso. Il punto di forza dell’autrice sono gli aggettivi, numerosi e ricchi, in modo da creare combinazioni sempre diverse, a volte esatte, a volte evocative, a volte stranianti.
Grande anche la cura nel nominare le cose per poi evocare, grazie a questa meticolosa ricerca, l’esatta essenza della cosa.
L’ultimo, ma fondamentale elemento da mettere in evidenza per descrivere a pieno l’anima di questo difficile libro, è la peculiarità dei titoli dei capitoli. Infatti ognuno di essi è un verso, estrapolato da poesie di epoche ed autori disparati, che hanno in qualche modo influenzato l’autrice.
Giulia Nannetti
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