RELAZIONE DELLA CLASSE 4^C DEL LICEO SCIENTIFICO
“FULCIERI PAULUCCI DE CALBOLI"
RELAZIONE DELLA CLASSE 4^C DEL LICEO SCIENTIFICO “FULCIERI PAULUCCI DI CALBOLI” DI FORLI’ SUI ROMANZI “UN SALUTO ATTRAVERSO LE STELLE” DI MARISA BULGHERONI E “SCUSI, PROF, HO SBAGLIATO ROMANZO” DI ALESSANDRO BANDA
“Se avessimo le ali
per fuggire la memoria
molti volerebbero.
Abituati a esseri più lenti
gli uccelli con sgomento
scruterebbero la folla
di persone in fuga
dalla mente dell'uomo...”
(Emily Dickinson)
Se, imitando la consuetudine alle citazioni di Marisa Bulgheroni, dovessimo introdurre con un’ epigrafe il nostro contributo, la scelta cadrebbe su questa poesia di Emily Dickinson, che, in qualche modo, rinvia al messaggio centrale, a nostro modo di vedere, di “Un saluto attraverso le stelle”. Come infatti la poetessa esprime il desiderio di fuggire la memoria, così la protagonista del romanzo tramite una sorta di narrazione autobiografica vuole esorcizzare il proprio passato. Ma, nel contempo, a differenza di quanto emerge nei versi citati, intento del libro è anche creare un “ponte” di speranza tra questo e il futuro delle nuove generazioni, alternando alla narrazione di tale passato le riflessioni interiori su questo e sul presente, fra cui si viene a creare quindi un parallelismo.
Attraverso il ricordo si legano tutti gli eventi fino a confondere le trame del tempo poiché la narratrice Isabella rivive ancora sulla sua pelle le scelte fatte negli anni della gioventù. La protagonista ha bisogno di rievocare il passato sperando così di potersene liberare, dato che in realtà desidererebbe non averne mai fatto parte, anche se, dietro la “fictio” narrativa, non è troppo celata la volontà dell’autrice di offrire al lettore il contenuto rivisitato delle sue memorie, in grado di suscitare la riflessione sulla tragicità di un passato non poi così tanto lontano in modo tale che non si ripeta e nel contempo di delineare un’evoluzione interiore nei personaggi, capaci di volta in volta di operare scelte, a prescindere dalla validità delle stesse; il compito di analizzare situazioni trascorse e confrontarle con altre più recenti sarà affidato alla protagonista divenuta adulta, che di fatto rappresenta sia da un punto di vista temporale che concettuale il tramite tra passato e presente. Il tessuto narrativo è dunque strettamente collegato alla memoria: non a caso il racconto si apre con il ricordo della madre che sollecitava sempre Isabella a raccontare la propria storia, preziosa testimonianza di fatti accaduti che avrebbero potuto far luce su un’epoca fatta di sogni, illusioni, speranze. Così veniamo trasportati nella sua esistenza di adolescente, nella casa sul Lago di Como abitata con i genitori e le due sorelle, compagne di vita. E proprio qui si intersecheranno molte delle vicende del romanzo, in una sorta di “entralacement” ariostesco si incontreranno i personaggi e nasceranno amori e amicizie. La stessa protagonista si innamorerà di Giuliano, conosciuto a Cesenatico durante le vacanze estive e di Iacopo, incontrato proprio nella villa; allo stesso modo le sorelle, Regina e Lucia, si innamoreranno rispettivamente di Libero e Gabriele, soldato ferito a El Alamein. E infatti parallelamente alle vicende narrate si compone la cornice storica della Seconda Guerra Mondiale. Guerra che porta inevitabilmente a mutamenti interiori nei personaggi; alcuni smarriscono o ritrovano con sorpresa la propria identità; altri perdono le proprie sicurezze, altri ancora si sentono perduti non trovando più le persone con cui trascorrevano la vita di tutti i giorni. E se da una lato la guerra influisce sulle scelte sentimentali dei personaggi “inventati”, dall’altro i sentimenti influenzano le decisioni politiche di quelli storici come Galeazzo Ciano. Allo stesso modo l’autrice fornisce una visione “romanzata” dei momenti più critici del Duce, a partire dal 25 luglio del ‘43, punto di svolta nella guerra, che pur per motivi diversi rappresenterà la causa della caduta sia di Mussolini che di Ciano. Carico di tensione è il momento in cui il Ministro si pronuncia e tradisce il suocero segnando inesorabilmente il destino di entrambi. La scrittrice ci fornisce una rappresentazione molto umana di questi personaggi, che, mentre mostrano forti rimorsi per gli errori compiuti, quando ormai tutto è finito si abbandonano al ricordo di un passato felice, come nel caso di Ciano che ripercorre nella memoria il matrimonio con Edda, o Mussolini che rievoca i momenti trascorsi con l’amante pochi anni prima.
Un altro elemento fondamentale del romanzo è rappresentato dalla simultaneità passato-presente grazie alle sensazioni che la protagonista avverte; emerge una sorta di associazione tra ricordo storico e sentimento ad esso correlato, ossia una stretta interconnessione tra gli eventi e le emozioni, per cui la protagonista, ad esempio, alle immagini dello schianto degli aerei sulle Torri Gemelle, immediatamente rivive in sé il terrore che la riporta ai tragici momenti della Seconda Guerra Mondiale. Similmente, i “piccoli” avvenimenti della sua vita di adolescente si ritrovano nella dimensione presente, e se il contesto può variare, le emozioni non cambiano. Una commistione di elementi storici e romanzati originale ma non così lontana da quella dei “Promessi Sposi” nel momento in cui Manzoni intende fare luce su un momento buio della storia italiana, utilizzando il veicolo dei sentimenti umani che in qualche modo accorciano le distanze tra la storia e il lettore. Un Manzoni, che non riesce a cogliere alcun significato nei grandi avvenimenti della storia se non verificandone cause ed effetti nelle singole coscienze degli uomini, potenti od umili che siano, dato che la vera tragedia della storia è lì che si compie. D’altra parte, se nel romanzo ottocentesco la storia è coprotagonista, nel libro della Bulgheroni questa si colloca in secondo piano, laddove il ruolo predominante è assunto dalle singole identità dei personaggi, nel momento in cui, come si è detto, l’interiorità della protagonista è capace di scavalcare barriere spaziali e temporali. La stessa narrazione romanzata delle vite di Mussolini e Ciano si configura come una riscrittura che cerca di riempire quel vuoto dei sentimenti di cui la storia non può occuparsi , narrazione in cui “potenti” e uomini comuni vengono collocati sullo stesso piano e dotati di una propria dignità individuale. Per introdurre l’analisi di un altro carattere specifico assunto dal tema della storia nel romanzo, ci serviamo ancora di un testo poetico, pur non direttamente menzionato dall’autrice, di Giorgio Caproni, rintracciato nell’ambito della nostra ricerca sulla produzione degli scrittori citati dalla Bulgheroni ed imperniato sul motivo ricorrente delle maschere:
Il mare brucia le maschere,
le incendia il fuoco del sale.
Uomini pieni di maschere
avvampano sul litorale.
Tu sola potrai resistere
nel rogo del Carnevale.
Tu sola che senza maschere
nascondi l’arte d’esistere.
La storia è per Marianna un teatro con attori e comparse di cui niente rimarrebbe se nessuno avesse voglia di raccontare. Così Isabella inizia a scrivere, a raccogliere i propri ricordi rincorrendoli “come aquiloni nel vento”, seguendo il consiglio di sua madre, ricordandola ancora una volta mentre ammoniva lei e le sorelle a non dimenticare.
Marianna sembra essere il simbolo della storia: spesso viene sottolineato come racchiudesse in sé il passato anche quando sembrava essere assorta nel presente (cf. “E ricorderai tua madre: ti sembrerà di essere figlia della memoria.”).
Ma la citazione della poesia di Caproni è principalmente finalizzata a porre l’attenzione, come si è detto, sul tema della maschera, ricorrente nel romanzo. La Bulgheroni narra di una guerra che “estorce vocazioni estreme, spingendo a paradossi di nobiltà e a deliri di ferocia, modellando i destini come maschere”. Maschere che si trovano quindi a recitare spesso inconsapevolmente ruoli assegnati da una Storia che, manifestandosi nell’eccezionalità della guerra, in grado di “alterare” la condizione umana, rende ciascun personaggio potenziale attore sul palcoscenico degli eventi . D’altra parte, già nella “Liberata”, libro di amore e guerra come “Un saluto attraverso le stelle”, era ampiamente presente, seppur con connotazioni diverse, l’accostamento fra realtà e teatro.
Va adesso sottolineato come un ruolo di primo piano nel romanzo reciti appunto la letteratura: una delle modalità di interazione con il passato è, per la Bulgheroni, proprio il ricorso continuo a riferimenti letterari (si vedano, fra tutti, i racconti di Jacopo e Gabriele accostati alle narrazioni omeriche, o il medesimo personaggio di Jacopo nella cui costruzione è evidente la memoria del romanzo foscoliano). E la stessa protagonista, influenzata da modelli letterari, idealizzerà il rapporto con Giuliano che, inevitabilmente, si concluderà una volta terminata la guerra, guerra alla cui crudezza sembra fare da contrappeso il mondo ideale, creato proprio da una struttura volutamente lirica, ricca di similitudini e metafore, cioè ancora una volta, dalla letteratura.
Una passione per la letteratura, quella della narratrice, da rendere quasi reali i protagonisti dei grandi romanzi. E d’altra parte, la letteratura rappresenta, nel libro, in qualche modo una sicurezza in quanto si contrappone alla mutevolezza del mondo reale e della vita. E se, come “Un saluto attraverso le stelle” ci induce a fare, vogliamo riflettere sul rapporto passato/presente, ci viene da dire che forse una delle cause dello “scarto” fra la generazione descritta dalla Bulgheroni e quella attuale risiede proprio nel fatto che oggi i giovani non hanno più come fondamentale punto di riferimento la letteratura per soddisfare la loro “fame d’identità”.
D’altro canto, l’autrice sa bene come supplire a tale distanza focalizzando l’attenzione proprio sui giovani, che diventano quindi soggetto e oggetto della narrazione: non a caso cade la scelta del racconto di un passato vissuto nell’età adolescenziale, che somma alle sofferenze di quel particolare momento storico le problematiche di un’età molto delicata, e forse uno dei punti di forza del libro risiede proprio nel fatto che spesso induce ad identificarsi nelle scelte e nei pensieri dei personaggi; in conclusione il romanzo di Marisa Bulgheroni si propone come una profonda analisi introspettiva capace di narrare di epoche e luoghi diversi con grande naturalezza, provocando nel lettore giovane il bisogno di riflettere e talvolta anche di immedesimarsi nei protagonisti, condizione che, a nostro modo di vedere, diviene preziosa man mano che ci si inoltra nella lettura.
Perché riscrivere i classici? E cosa può essere definito un classico?
Prima di procedere con l'analisi del libro Scusi prof ho sbagliato romanzo , che di classici e della loro attualizzazione, appunto, si occupa, ci pare importante chiarire questi punti. Calvino può essere d'aiuto per rispondere alla seconda domanda. Nel 1991 pubblicò, infatti, Perché leggere i classici?, dove elencava alcune caratteristiche che un libro dovrebbe possedere per essere definito tale. Sono interessanti le considerazioni riguardo alla scuola, cui spetta l'obbligo, secondo lo scrittore, di far conoscere un certo numero di grandi opere che possono piacere o meno agli studenti; così facendo essa offre, tuttavia, la preziosa possibilità ai giovani di attuare delle scelte e riconoscere fra un ampio ventaglio di letture quelli che diventeranno i classici personali, in grado di accompagnarli nell’esistenza, trasmettendo valori, codici comportamentali che diverranno essenziali. Spesso accade che alcuni libri trasmettano tali paradigmi, anche se in modo inconscio, al lettore, che li farà propri e li applicherà costantemente alla vita quotidiana, dimenticandosi magari del libro. E proprio in questo consiste l'affascinante peculiarità delle opere definite classiche: riuscire a lasciare una traccia di sé in ogni lettore, come un seme che giunge a maturazione a seconda della disponibilità e della prontezza di colui che ha affrontato la lettura, pur a volte coatta.
Alla luce di queste riflessioni che condividiamo, risulta del tutto inutile e inadatto, secondo noi, riscrivere i grandi testi in una versione più aggiornata, stravolgendone i significati, espressione di valori e di un’attitudine alla riflessione non rintracciabili in un presente spesso troppo superficiale. Abbiamo bisogno dei classici, soprattutto perché sono ancora attuali, sono voci che dialogano tuttora con la contemporaneità, come è emerso nelle giornate del “Dedalus”; di ciò si accorgono indubbiamente anche gli alunni nel libro di Banda, che insoddisfatti delle versioni aggiornate decidono di passarsi sottobanco le copie originali.
Con questo libro l’autore vuole svelare i retroscena del mondo scolastico e, più precisamente, vuol far capire meglio, soprattutto a noi studenti, in cosa consiste il lavoro di professore che egli stesso esercita.
I docenti vengono descritti in maniera pesantemente ironica, indaffarati tra crediti e normative scolastiche incomprensibili, alla ricerca di una loro soddisfazione personale, dato che non vengono gratificati dal lavoro.
La storia diventa ancora più interessante quando il preside decide di assegnare agli insegnanti della sua scuola, secondo le indicazioni ministeriali, il compito di riscrivere i grandi testi del passato come “I promessi sposi”, lo “Jacopo Ortis” e la “Vita Nova” modernizzandoli e rendendoli più adatti al mondo dei giovani.I docenti credono, attualizzando questi capolavori, di avvicinarli ai gusti degli alunni e proprio per questo motivo inseriranno nei loro racconti tematiche ritenute care ai ragazzi.
Non si rendono conto, in realtà, che gli studenti formeranno una sorta di setta segreta, un gruppo di ritrovo nel quale rileggere i testi originali preferiti ai nuovi.Tutto il libro è caratterizzato dalle cifre del comico, talora del sarcastico, e dell’ironico, modalità, quest’ultima, cui lo stesso scrittore, Banda, non si sottrae, incarnandosi nella figura di Dan Bah; bersagli polemici sono anche gli altri professori presenti nel libro e l’intero sistema della scuola, troppo burocratico ed ormai incomprensibile agli stessi insegnanti. Ritornando al rifacimento dei classici, parodico in relazione all’autore e al lettore, inconsapevolmente tale per gli estensori, il primo testo presentato è quello manzoniano, nel quale si può subito notare l’attualità dei nomi dei protagonisti: Lucy, Ronnie, Agnes e Rodriguez sostituiscono i ben noti Lucia, Renzo, Agnese e Don Rodrigo, scelta, probabilmente, volta a “globalizzare” i protagonisti ottocenteschi, inserendoli in una dimensione più moderna con un evidente richiamo ai personaggi di “soap operas” televisive. Con lo stesso scopo viene utilizzato un linguaggio più semplice, privo di particolari figure retoriche e di descrizioni che renderebbero la lettura più pesante agli occhi dei giovani. Gli stessi caratteri sono ribaltati rispetto a quelli del modello: Lucy viene presentata come una donna maliziosa, di una bellezza sfiorita lontana dall’immagine manzoniana di ragazza pura e timorata di Dio; allo stesso modo Rodriguez, da signorotto arrogante e potente che con l’uso della forza riesce ad ottenere tutto ciò che vuole, nella versione aggiornata diviene rassegnato ad una condizione solitaria e del tutto subordinata alle decisioni degli altri personaggi. Un’altra particolarità è rappresentata dal minore interesse che nella riscrittura viene rivolto alle questioni storico-politiche privilegiando, invece, quelle sentimentali che possono più coinvolgere i ragazzi d’oggi.L’ironia giunge al culmine, nel finale, con la presentazione di un personaggio, caratterizzato da un linguaggio antiquato e quasi incomprensibile, che si rivela essere lo stesso Alessandro Manzoni.
La parodia del romanzo foscoliano, che segue nel libro, si apre rievocando in maniera evidente la lettera di apertura dello “Jacopo Ortis”.
Già dalle prime righe si può notare come Banda intenda procedere nella sua opera di riscrittura: innanzitutto sintetizza gli avvenimenti soffermandosi sugli aspetti più noti del romanzo e sui dettagli che potrebbero sembrare più ridicoli ai giovani di oggi. Poi dà voce a Lorenzo, il destinatario delle lettere nell’”Ortis” e delle e-mail in questa versione aggiornata, estremizzando i comportamenti di Jack Ramiro Ortiz alias Jacopo Ortis, fino a farli divenire totalmente irrilevanti e sciocchi. Inoltre sono presenti temi più moderni e attuali che vanno a sostituire quello della perdita dell’autonomia politica che la repubblica di Venezia, con il trattato di Campoformio, aveva subito: per esempio la figura del giovane intellettuale, Jacopo Ortis, in conflitto con il contesto sociale richiama, in parte, la posizione degli insegnanti che non vedono riconosciuta appieno la propria attività dalla società o dallo stesso ministero, condizione trattata diverse volte nella trama del libro di Banda e nell’ambito delle varie parodie; oppure il profondo disagio, provocato negli intellettuali di inizio Ottocento dall’angoscioso senso di mancanza di un tessuto politico e sociale in cui inserirsi, viene determinato nella versione modernizzata da fattori di diverso carattere: scioperi, precarietà e soprattutto degrado delle istituzioni pubbliche, che affliggono permanentemente la società odierna. Banda, però, da questo punto di vista non si allontana del tutto dall’originale, riprendendo il senso di estraneità e di non appartenenza ad alcun luogo, la vera e propria mancanza di una patria che caratterizza anche Jacopo Ortis e più in particolare lo stesso Foscolo, che si identificava idealmente nel personaggio da lui creato. Riferimento alla biografia foscoliana è anche il grande successo con le donne, carattere che lo scrittore riprende nella sua versione, attribuendolo, però, a Jack Ortiz.L’inversione di ruoli o tratti caratteristici di certi personaggi è un altro stratagemma efficace che Banda utilizza nella sua riscrittura:non si suiciderà, infatti, Jack Ortiz, ma il destinatario Lorenzo a causa delle troppe e-mail ricevute.Per ultima viene presentata la versione in chiave moderna della “Vita Nova” nella quale i docenti stravolgono la figura idealizzata della Beatrice propria del prosimetro di Dante facendo emergere un aspetto del tutto nuovo della vicenda, vista per la prima volta con gli occhi di Gina/Beatrice. Nella sua prima opera certa, Dante alterna liriche tra le sue più belle e conosciute, e capitoli in prosa, cui è affidata la duplice funzione di svolgere l’itinerario “autobiografico” da cui nascono i versi e di commentarli; Alessandro Banda, invece, articola la medesima vicenda solamente prendendo come riferimento il punto di vista della donna.E’ evidente la differenza tra lo stile con cui il poeta medievale struttura il discorso facendo confluire due così eterogenee dimensioni letterarie, ovvero i versi e la prosa da un lato e la narrazione come forma portante dei documenti poetici dall’altro, e la scrittura del moderno estensore che riporta il pensiero del suo personaggio (Gina/Beatrice) senza dotarlo di una più complessa struttura letteraria. Rispetto alla Beatrice idealizzata da Dante, dai tratti angelici, nel rifacimento traspare il ritratto di una nuova Beatrice, nella quale riusciamo più facilmente a riconoscere quei caratteri che sono propri dello stereotipo della donna moderna , ad esempio una maggior concretezza.
Se Alessandro Banda ha dichiarato, nel corso dell’incontro con noi studenti, di non aver un fine specifico o un messaggio particolare da trasmettere ai giovani con il suo romanzo, che abbiamo trovato divertente ed interessante, a noi sono comunque parse positive ed evidenti in esso la volontà e la capacità di far riflettere, attraverso le modalità sopra analizzate, sulla struttura quasi paradossale del sistema scolastico attuale.
Enrico Alvisi, Giulia Argnani, Andrea Cappai, Nicoletta Casadei Lelli, Valentina Cavalli, Leone D’Emilio, Matteo Dolcini, Davide Fabbri, Giorgia Fantini, Gloria Faraone, Michela Ghetti, Marco Lombini, Lucia Lucchi, Clizia Magnani, Marco Malucelli, Alessia Meluzzi, Michele Montanari, Giammarco Pantera, Matteo Piraccini, Caterina Pizzigati, Francesco Tocchi, Arianna Valmori, Sara Zaccheroni, Enrico Zedda, Giacomo Zondini