Alberto Bellocchio
Alberto Bellocchio è nato a Piacenza nel 1936; risiede a Milano.
Dal 1960 al 1985 è stato dirigente sindacale. Un suo racconto in versi, Sirena operaia, si svolge sullo sfondo di uno dei più duri confronti sindacali del dopoguerra, il contratto dei metalmeccanici dell’autunno 1969. Dall’86 ai nostri giorni ha svolto e tuttora svolge un ruolo dirigente in strutture consulenziali e di progettazione, impegnate sulle problematiche dello sviluppo, delle politiche del lavoro e della formazione professionale.
Ha iniziato a scrivere nell’81, esclusivamente in versi. Ha pubblicato diverse raccolte (L’ora della gazza, Servitù accessorie, Canzone alla piccola gente) su riviste e alcune plaquette. Ha pubblicato inoltre: Il gioco dei quattro cantoni (Lietocollelibri, 1997); Sirena operaia (Il Saggiatore, 2000); La banda dei revisionisti (Moretti & Vitali, 2002);
Il libro della famiglia (Il Saggiatore, 2004). Con quest’ultimo libro è stato finalista al Premio Viareggio e vincitore del Premio Carducci 2005. Esso propone una biografia famigliare in versi: l’idea nacque nel 1985, si sviluppò negli anni successivi con la stesura di libri/capitoli, che poi sono stati fusi in un’unica narrazione.
Motivazione del premio a "Il libro della famiglia" di Alberto Bellocchio
Pur inserendosi in un filone che vanta precedenti illustri (per esempio La camera da letto di Attilio Bertolucci), Il libro della famiglia di Alberto Bellocchio si distingue per numerosi caratteri originali. Innanzitutto, la storia famigliare è inserita in un quadro ampio, storico-antropologico, che riporta ai primordi delle vicende accadute nei paesi di Bobbio e Castell’Arquato, dove nacquero rispettivamente il padre Bruno e la madre Dora. Le varie parti del Libro si legano poi attraverso la presenza di un narratore, espressione di una coralità da racconto epico-leggendario, che arriva progressivamente alla storia contemporanea. Le sezioni si caratterizzano per toni diversi e per soluzioni metrico-ritmiche sempre rinnovate: si possono cogliere un’ampiezza da narrazione storica quasi carducciana, con versi lunghi di respiro esametrico, oppure un’ironia delicata nella descrizione di piccoli eventi, di gusto gozzaniano. Ma gli esiti più alti vengono probabilmente raggiunti quando la storia italiana e locale, quella famigliare e quella dei singoli, di Bruno, Dora e dei loro nove figli, si intersecano in alcuni eventi decisivi: la morte di Bruno, per esempio, e, dopo di essa, la parte restante della vita di Dora, seguita con acutezza psicologica e delicatezza descrittiva, sino alla Diaspora dei figli e al volo finale della madre.